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Riflessioni

Feb17

Carità o essere caritatevoli?

Categoria // Riflessioni

Ospitiamo in questo spazio la riflessione di una persona della nostra comunità.

Sento spesso parlare di carità, specie poi in questo periodo di crisi particolarmente difficile per tutti. Temo però che l’abuso del termine rischi di farne perdere il senso e significato più profondo. Carità significa “benevolenza, affetto, amore”. Gesù ci ha indicato la giusta via: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Quindi non si tratta tanto e solo di un di “FARE” (fare la carità, ovvero donare cibo, denaro, indumenti, tempo) bensì deve in primis consistere in un modo di “ESSERE” nei confronti degli altri, di porsi e relazionarsi verso il prossimo. Non tanto e non solo un “donare” quanto piuttosto un “donarsi”.

Mi chiedo allora: quanto spesso ci capita di fare la carità senza però essere caritatevoli?

Dic05

L'ingresso del Messia

Categoria // Riflessioni

Oggi partiamo da una riflessione che si ispira alla prima lettura anziché al vangelo. I profeti sono difficili, sempre. Si sa che la loro funzione nell’economia della Bibbia è quella della creazione di un senso di attesa verso il futuro che promette un messia, ma anche la creazione delle condizioni per cui questa attesa sia significativa e sono la purificazione del cuore, la conversione, l’umiltà, il senso comunitario e il superamento di una concezione fatalista della vita.

Isaia, nel prima delle tre parti del libro a lui intestato, tratta di situazioni storiche che diventano insegnamento. Ma il profeta si serve della storia per dar corpo alle sue visioni: da una parte le terre soggiogate e desertiche mandano l’agnello per chiedere pietà agli israeliti; qui si vede l’allusione al Messia che viene dalla stirpe di Ruth, vittima della carestia. Ma nella realtà si profila una grande e perdente guerra di Israele contro l’Assiria, e si va alla ricerca di alleati: un gesto di clemenza verso i rifugiati può garantire collaborazioni future e benemerenze davanti a Dio così che il regno davidico non perisca. Qui si fa chiaro il discorso: il nemico non è mai il guerriero precettato. Sono i grandi che fondano il male: questi poveretti sono gli avanzi del pranzo, diremmo oggi, quello consumato dai carnefici. Vogliamo provare a pensare in questi termini anche ai rifugiati di oggi? C’è una messianicità che possiamo predicare a loro? Non sono essi il segno di un fallimento?

Lasciamo Isaia, per andare nella Gerusalemme di qualche secolo dopo, almeno sette. Si sparge la voce che l’annunciato è atterrato! Grande festa, ma riservata a pochi fans. Non ci sono infatti passatoie moquettate, niente telecamere e fuochi d’artificio; non ci sono body gard microfonati; è un ben povero messia,povero Cristo! (cristos è la traduzione greca dell’ebraico messia). Il grande paradosso cristiano sta proprio qui. Una grande e sollecitata attesa per un evento sognato come risolutivo su tanti fronti, va a spegnersi di fronte ad una presunzione inaccettabile. Il messia acclamato da pochi (ma buoni) amici resta intrappolato nella indecifrabilità del suo stesso parlare ed agire.

Gen21

Pane di ieri per vita di oggi

Categoria // Riflessioni

Oggi passiamo dalle anfore di vino buono e regalato, alle ceste di pane avanzato. Continua perciò il Vangelo a parlarti di Dio attraverso il linguaggio dei segni.

Qualche nota esegetica: tutti gli evangelisti ricordano la moltiplicazione del pane; Luca e Giovanni ne raccontano un unico episodio mentre Marco e Matteo fanno riferimento a due moltiplicazioni. Si ritiene comunque trattarsi di un unico avvenimento tramandato in due diverse redazioni. Ai commentatori appare comunque quella di Matteo che oggi leggiamo la più antica formulazione.

Il momento raccontato segue immediatamente la notizia data a Gesù dell’omicidio di Giovanni Battista; Gesù ha bisogno di appartarsi; lo ha fatto diverse volte: vuole stare un po’ solo a pregare. Ma non gli è dato troppo tempo. La gente lo vuole incontrare e Lui torna a condividere la domanda di tanti fino a superare gli orari stabiliti per il frugale pasto serale.Segue il segno miracoloso del cibo donato.

Nov19

I figli del Regno

Categoria // Riflessioni

Rieccoci a questo singolarissimo personaggio, Giovanni Battista. Così vicino e così diverso da Gesù. Egli non è un annunciatore itinerante; Gesù ha percorso in lungo e in largo le strade della Palestina, non certo perché amasse peregrinare, ma solo perché il suo metodo è quello dell’andare verso, dell’incontrare.

Giovanni invece frequenta le grotte presso il fiume e la gente passa di là ad ascoltare, come si va da un guru o da qualcuno la cui vita è tanto speciale da essere impressionante. Infatti egli è profeta sia con la parola che con la vita, una vita che esprime scelta dell’essenziale che diventa provocazione per chi lo osserva. Il suo messaggio è centrato su due parole: cambio e pulizia. Sì non ho usato la dizione tecnica di conversione e battesimo per bisogno di immediatezza.

Questo strano insegnante di vita ha uno spiccato senso del proprio ruolo ma anche del suo limite: è un preparatore di un accadimento, così si definisce, e quindi appartiene alla razza dei grandi. Poi aggiunge però che la sua proposta interpella solo le nostre forze umane, mentre l’annunciato, il Messia, Gesù, porta qualcosa di assolutamente superiore e cioè lo Spirito (aggiunge pure la parola fuoco!).

Come dire: metticela pure tutta ma lasciati soccorrere da una forza che ti viene offerta! Al punto che perfino le pietre possono trasformarsi nella loro struttura fisica e diventare “figli di Abramo”.

La Cappella di Sant'Aquilino

L'interno della Cappella di Sant'Aquilino

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Una grandiosa opera del 1884 del famoso organaro Pietro Bernasconi. Scopri di pù.

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Il martirio di San Lorenzo del Tintoretto
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