Ponendosi all’ascolto ci si accorge immediatamente che numerose file di canne del grande organo, come i flauti, la voce umana, i principali con relative imitazioni, possiedono qualità timbriche antiche. Tali registri si presumeva potessero risalire ad uno strumento preesistente all’opera di Pietro Bernasconi, cioè ad un organo italiano barocco.
- 1700
- La testimonianza della presenza già nel 1700 di un organo situato nella sede attuale è data dal dipinto che raffigura l'interno della chiesa del 1765, custodito in casa parrocchiale. In tale dipinto lo strumento appare però dotato di una diversa disposizione delle canne di facciata.
- 1808
- Nel 1808 i Fabbricieri richiedono al ministro per il culto di Milano di poter ottenere per la Basilica l'assegnazione dell'organo della antica chiesa di San Giovanni in Conca, i cui resti sono ancora oggi visibili in piazza Missori. Non si conosce la risposta.
- 1820
- Si sono ritrovate diverse fatture emesse dall'organaro milanese Brunelli, al quale era affidata la manutenzione ordinaria e straordinaria dello strumento.
- 1832
- Nel 1832 l'organaro milanese Brunelli parla di un ulteriore precedente ampliamento, rivelando la conferma di uno strumento ancora più antico.
- 1840
- nel 1840 il costruttore Felice Bossi di Bergamo, curò un restauro ed ampliamento di un organo ancora più antico. In questa occasione esso venne portato agli attuali 16 piedi armonici, con l'aggiunta del principale 16, di alcune imitazioni, di sette nuove canne per registro, così da completare l'ottava più grave della tastiera, potandola dal sol al do. Vennero aggiunti anche registri ad ancia quali la tromba e un violoncello non più esistente, oltre ad un ottavino, la viola bassi, e i bassi armonici. Si può quindi dedurre che la grande massa di registri esistevano già nel 1840.
Il mistero che avvolge il corpo primitivo dell’organo della Basilica rimane tutt’ora presente. Detta richiesta venne mai esaudita?
I principali registri derivano quindi dall’antico organo di S. Giovanni in Conca, o essi servirono soltanto ad amplicare un piccolo strumento già preesistente in S. Lorenzo? La risposta potrebbe stare negli archivi di S. Giovanni depositati in curia arcivescovile.
Nel secolo scorso l'intervento più importante è stato eseguito nel 1996 dall’organaro Rosso Renzo di Caselle Torinese, un restauro vero e proprio in quanto lo strumento non era più usabile.
A distanza di 10 anni, si è reso necessario il recupero dell'imponente cassa lignea con frontone e cantoria decorati, in quanto l'usura del tempo ed in particolare l'azione del tarlo stavano compromettendo la solidità del manufatto stesso, col rischio di intaccare anche la parte strumentale. Inoltre lo strumento presentava diverse problematiche foniche e meccaniche, risolvibili soltanto smontandolo completamente.
Questo lavoro è stato affidato all'organaro Lenoardo Trotta che oltre allo smontaggio si è occupato di ripulirlo, revisionarlo ed apporvi quelle migliorie tecniche necessarie per eliminare i diversi problemi e difetti accumulatisi nel tempo.
Il progetto risale al 2005 ma gli interventi sono stati eseguiti soltanto nel 2008.
Tutto il lavoro è stato sostenuto economicamente soltanto dalla Parrocchia di San Lorenzo, nonostante la ricerca di aiuti ad enti pubblici, fondazioni o istituti bancari. Lo strumento è tornato all'antico splendore.