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La cappella di Sant'Aquilino |
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La tradizione vuole che questa cappella fosse edificata da Galla Placidia (figlia dell'imperatore Teodosio, sorella di Arcadio ed Onorio, rispettivamente imperatore d'Oriente e d'Occidente) perchè le servisse da sepoltura.
La basilichetta in origine era denominata di San Genesio, o Cappella della Reginetta, in quanto si ricollega alla antica tradizione milanese che Galla Placidia fosse la fondatrice del culto a S. Genesio.
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La pianta dell'edificio è ottagonale. L'interno si presenta a nicchie alternate rettangolari e semicircolari, coronate da un matroneo, che corre nel seno del muro in guisa di galleria, la quale guarda all'interno come all'esterno per otto aperture.
La Cappella, come sostengono antichi scrittori, era superbamente bella, definita vetustissima dal Cardinale Federico, ed era tutta fatta a pitture mosaiche e rotonde di marmi preziosi posti fra un arco e l'altro. Attualmente si trova poco di tutti questi ornamenti preziosi. Ciò grazie alla malaugurata idea dei rettori della basilica di quel tempo di far costruire il lucernario nella cupola. Gli incoscienti costruttori, ridussero l'interno com'è attualmente, rovinando i mosaici, togliendo i marmi, i quali servirono poi per l'altare maggiore, cancellando i dipinti e costruendo i balconetti fra gli archi del matroneo.
Padre Gabriele Pennotto, nella sua “Storia tripartita”, ci fa una descrizione dettagliata delle opere d'arte che ornavano anticamente la cappella. Ricorda, lo storico, ventiquattro dipinti rappresentanti la vita ed il martirio di S. Aquilino, ormai scomparsi, ed i vecchi mosaici di cui sono rimasti solo preziosi avanzi rovinati.
Il capitolo di San Lorenzo al tempo in cui la basilica era in ricostruzione celebrava in S. Aquilino le sue funzioni, cosicchè in ognuna delle cinque nicchie fu disposto un altare per la celebrazione della S. Messa.
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L'interno:
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La cappella verso l'altare. L'ambiente ottagonale a nicchioni della Cappella di sant'Aquilino della Basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano è quello originario della basilica paleocristiana del sec. IV d.C. Conserva ancora qualche resto degli splendidi mosaici paleocristiani. Foto di G. Dall'Orto.
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La cappella verso l'esterno. Foto di G. Dall'Orto.
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Anonimo lombardo del sec. XV, Scene della Passione di Cristo (dettaglio). Foto di G. Dall'Orto.
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Anonimo lombardo del sec. XV, Scene della Passione di Cristo (dettaglio). Foto di G. Dall'Orto.
Anonimo lombardo del sec. XV, Scene della Passione di Cristo (dettaglio). Foto di G. Dall'Orto.
Ambiente d'ingresso, costruito nel secolo IV d.C. Foto di G. Dall'Orto.
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La cappelletta dell'altare:
L'ambiente, con al centro l'arca secentesca in argento. Foto di G. Dall'Orto.
L'ambiente, con al centro l'arca secentesca in argento. Foto di G. Dall'Orto.
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Carlo Garavaglia, Arca-reliquiario di Sant'Aquilino di Colonia, sull'altare principale. Foto di G. Dall'Orto.
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Fonte intarsiata dell'altare principale. Foto di G. Dall'Orto.
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Cherubino di sinistra dell'altare principale della Cappella di sant'Aquilino. Foto di G. Dall'Orto.
Anonimo lombardo del sec. XV, Scene della Passione di Cristo. Veduta d'insieme. Foto di G. Dall'Orto.
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Cherubino di destra dell'altare principale della Cappella di Sant'Aquilino. Foto di G. Dall'Orto.
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Lapide che segnala la presenza del "corpo incorrotto" di Sant'Aquilino di Colonia, dietro l'altare principale della Cappella di sant'Aquilino. Foto di G. Dall'Orto.
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Carlo Urbino, Ritrovamento del corpo di Sant'Aquilino di Colonia, affresco dietro l'altare maggiore. Foto di G. Dall'Orto.
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Il soffitto della cappelletta e le otto figure rappresentate:
Gli affreschi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
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Sant'Agostino come Dottore della Chiesa. Particolare dagli affreschi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
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Figura di papa Dottore della Chiesa (Leone Magno?). Particolare dagli affreschi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
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San Luca Evangelista. Particolare dagli affreschi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
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Figura di cardinale Dottore della Chiesa (forse San Girolamo?). Particolare dagli affreschi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
San Matteo Evangelista. Particolare dagli affreschi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
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Sant'Ambrogio come Dottore della Chiesa. Particolare dagli affreschi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
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Dettaglio degli stucchi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
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Le fondamenta:
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Di fronte all'entrata della cappella troviamo l'ornatissimo portale romano. Alcuni storici ritengono che la porta facesse parte della monumentale entrata della basilica Mediolanense o di un circo. L'ornamentazione è disposta in tre fascie: una esterna, una mediana e una interna. Il movimento conduce tutti i temi ornamentali presenti e di particolare interesse sottolineiamo una corsa di bighe, trascinate da cavalli focosi, divise da conchiglie e deflini che si trova sulla fascia esterna dell'architrave. Alcuni critici vollero vedere in questa corsa una allusione al culto di Mitra tanto diffuso a Roma, come a Milano, nel secolo III.
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Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
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Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
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Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
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Sarcofago paleocristiano del sec. III d.C. Foto di G. Dall'Orto.
San Giovanni Evangelista. Particolare dagli affreschi manieristi di Carlo Urbino sul soffitto della cappella dell'altare. Foto di G. Dall'Orto.
Nella prima delle facce diagonali di sinistra, si trova il sarcofago in marmo bianco romano-cristiano, ritenuto per molti secoli di Galla Placidia. L'urna marmorea si presenta divisa in tre campi:
Nello specchio centrale, foggiato a tempietto, vi è un vaso con le anse dal quale escon rami che sviluppandosi formano nove dischetti, racchiudenti ornamenti figuranti la vite, la colomba, il grappolo d'uva, la croce ansata, in riferimento alla fede, alla carità e a Cristo.
Nei riquadri laterali vi è una croce ansata con la colomba che scende perpendicolarmente a volo. Nelle parti laterali del sarcofago è ripetuta la croce ansata fra due agnelli. Il coperchio con acroterii ed orecchioni agli angoli è intagliato a grosse squame.
Nella volta della nicchia che ospita il sarcofago troviamo l'affresco di Federigo Bianchi che raffigura la Maddalena penitente.
Nelle nicchie ai lati dell'altare maggiore, vi sono avanzi di mosaici contemporanei alla costruzione della cappella. Si possono porre tra la fine del IV ed il principio del V secolo, basandosi sul fatto che nella composizione di essi si usò mastice e tasselli di vetro, simili a quello dell'arco trionfale di S. Paolo a Roma, eseguito nel 414 per volere di Galla Placidia. Il mosaico di sinistra, il meno leggibile ed il più rovinato, secondo alcuni archeologi rappresenta il martirio di S. Genesio d'Arles legato ed ucciso sulla sponda di un fiume in una località selvaggia. Più che per colpa del tempo, quest'opera fu rovinata dai confratelli di San Gottardo che qui si riunivano per la recita dei divini uffici. Costruirono un imponente presepio intagliato con colonnine e timpani e per adattarlo alla nicchia rovinarono la parte centrale del mosaico.
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L'"Apoteosi di Elia", mosaico paleocristiano del tardo secolo IV, appartenente in origine a un mausoleo imperiale romano, oggi Cappella di sant'Aquilino. Foto di Giovanni Dall'Orto.
Il portale antico-romano che si trova fra l'ambiente d'ingresso e la Cappella di sant'Aquilino della Basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano è un manufatto spogliato da un altro monumento antico (ignoto), e qui riutilizzato al momento di costruire la basilica nel sec. IV d.C. Foto di Giovanni Dall'Orto.
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Pastore. Dettaglio dall'"Apoteosi di Elia", mosaico paleocristiano del tardo secolo IV, appartenente in origine a un mausoleo imperiale romano, oggi Cappella di sant'Aquilino Foto di Giovanni Dall'Orto.
Dettaglio del portale antico-romano che si trova fra l'ambiente d'ingresso e la Cappella di sant'Aquilino della Basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano è un manufatto spogliato da un altro monumento antico (ignoto), e qui riutilizzato al momento di costruire la basilica nel sec. IV d.C. Foto di Giovanni Dall'Orto.
Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
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Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
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Pastore. Dettaglio dall'"Apoteosi di Elia", mosaico paleocristiano del tardo secolo IV, appartenente in origine a un mausoleo imperiale romano, oggi Cappella di sant'Aquilino Foto di Giovanni Dall'Orto.
Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
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Il mosaico dell'absidiola destra dell'altare maggiore rappresenta, secondo alcuni Cristo con gli Apostoli, secondo altri, Cristo giovane fra i dottori della Sinagoga. La scena ben composta, rappresenta dodici figure stilizzate secondo il gusto bizantino. Di particolare interesse è il monogramma di Cristo unito all'alfa e l'omega, innestato nel nimbo che cinge il capo del Salvatore. Queste sigle si trovano di rado riunite, e si pensa che fossero introdotte volutamente all'epoca di Ario per protesta contro la dottrina di questo eresiarca che negava il dogma della Divinità di Cristo. La nicchia di fronte all'ingresso fu aperta nella seconda metà del secolo XVI per costruire nello sfondo una Cappella quadrata.
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Mosaico paleocristiano del tardo secolo IV, appartenente in origine a un mausoleo imperiale romano. Foto di Giovanni Dall'Orto.
Il portale antico-romano che si trova fra l'ambiente d'ingresso e la Cappella di sant'Aquilino della Basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano è un manufatto spogliato da un altro monumento antico (ignoto), e qui riutilizzato al momento di costruire la basilica nel sec. IV d.C. Foto di Giovanni Dall'Orto.
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Mosaico paleocristiano del tardo secolo IV, appartenente in origine a un mausoleo imperiale romano. Foto di Giovanni Dall'Orto.
Dettaglio del portale antico-romano che si trova fra l'ambiente d'ingresso e la Cappella di sant'Aquilino della Basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano è un manufatto spogliato da un altro monumento antico (ignoto), e qui riutilizzato al momento di costruire la basilica nel sec. IV d.C. Foto di Giovanni Dall'Orto.
Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
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Mosaico paleocristiano del tardo secolo IV, appartenente in origine a un mausoleo imperiale romano. Foto di Giovanni Dall'Orto.
Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
Le fondamenta paleocristiane visitabili al disotto della Cappella, costruite usando blocchi di pietra ottenuti demolendo, già in epoca tardoromana, il vicino Anfiteatro. Foto di G. Dall'Orto.
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Il Santo Martire gode a San Lorenzo di una speciale venerazione.
La sua storia Si pone la sua esistenza fra l'XI e il XII secolo. Aquilino, canonico di Colonia fugge da quella città perchè popolo e clero lo volevano Vescovo. Si rifugia a Parigi dove si dedicò alla cura degli appestati. Ma anche qui per le sue virtù e bontà lo vollero vescovo. Non sentendosi degno di questa carica, lasciò Parigi per rifugiarsi prima a Pavia e poi a Milano. Qui la sua pietà ed il suo zelo apostolico suscitarono attorno a lui nemici che lo assassinarono con una pugnalata alla gola. La leggenda vuole che in una fogna di via della Palla i facchini, rinvenissero le spoglie del martire, che portarono in basilica di San Lorenzo. Da questo fatto venne poi la usanza che i facchini facessero una questua nel giorno dell'anniversario di S. Aquilino, per acquistare l'olio che ravvivava la fiamma posta dinnanzi all'urna del Martire.
L'urna d'argento

Dettaglio della barocca Arca-reliquiario di Sant'Aquilino di Colonia, di Carlo Garavaglia, sull'altare principale della Cappella di sant'Aquilino. Foto di Giovanni Dall'Orto.
Il 28 marzo 1697, il corpo del martire miracolosamente conservato, fu tolto da una vecchia arca di marmo collocata nella terza nicchia di destra sotto il mosaico e posto nella magnifica cassa d'argento disegnata da Carlo Garavaglia. La cassa che racchiude il corpo incorrotto del santo, bellissimo lavoro del XVII secolo, è in cristalli di rocca legati in argento sbalzato. L'urna s'appoggia ad un basamento di finissimi marmi ordinato ad altare.

Carlo Urbino, Ritrovamento del corpo di Sant'Aquilino di Colonia, affresco dietro l'altare maggiore. Foto di G. Dall'Orto.
La pittura a fresco sulla parete dietro all'urna è del pittore Carlo Urbini da Crema, e rappresenta la scena del ritrovamento di S. Aquilino. Nell'absidiola della settima nicchia è raffigurato San Gerolamo nel deserto dipinto dal Bianchi. Nella lunetta sopra la porta d'ingresso troviamo un buon affresco di ignoto autore. Non si esagera nell'affermare che questo dipinto di delicata fattura lo si può paragonare ad una delle migliori pitture della scuola del Borgogne. L'affresco improntato di soavità religiosa presenta il tradizionale Cristo che esce a metà dal sepolcro.
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