La cappella di Sant’Aquilino

La cappella di Sant’Aquilino è la parte del complesso monumentale di San Lorenzo che ha conservato per intero la struttura originale.

Attraverso un atrio a forcipe (una sala quadrata con due pareti absidate) si entra nell’edificio ottagonale all’esterno e articolato all’interno da nicchie semicircolari e rettangolari.

La cupola originale, che ha circa 1600 anni, è perfettamente emisferica e ha forma ad ombrello: le nervature sono costituite da tubi fittili, cioè di terracotta, che si inseriscono uno dentro l’altro. Tale tecnica costruttiva, usata a partire dal II secolo, permetteva strutture sempre più leggere e raggiunse il suo apice a Ravenna nel VI secolo.


SANT’AQUILINO PROTETTORE DEI FACCHINI

Nato a Wurzburg, studiò a Colonia dove fu consacrato sacerdote.

Per non dover accettare la nomina a vescovo, fuggì a Parigi, dove si dedicò all’assistenza degli appestati (da qui l’origine del suo culto come protettore della peste) e poi a Pavia e a Milano dove, per il suo impegno contro le eresie, fu ucciso con una coltellata alla gola dagli eretici nel 1015.

Divenne il protettore dei facchini in quanto, secondo la tradizione, alcuni di essi trovarono il cadavere e lo trasportarono in San Lorenzo dove fu sepolto nella cappella che porterà il suo nome. Il primo documento su Sant’Aquilino risale al 1465 quando è approvata la confraternita, a lui intitolata.

Nel 1581 fu proclamato compatrono della città di Milano da San Carlo Borromeo.

Il 29 gennaio, festa di Sant’Aquilino, i facchini si recavano alla Basilica di S. Lorenzo con i rappresentanti del Comune, ed il facchino più anziano portava “la baga” la gerla contenente l’olio per la lampada che arde dinnanzi all’urna del Santo.

Recentemente la processione è stata sostituita da una funzione religiosa all’interno della Basilica.


APPROFONDIMENTI STORICI

  • DATAZIONE

    Le recenti indagini propongono di datare la cappella fra il 390 e il 430 in un momento di poco successivo rispetto al complesso centrale.

    L’esame della piattaforma (si può visitare: ingresso dietro l’altare) venuta alla luce durante la campagna di scavi del 1911, ha evidenziato che:

    è formata da materiale di reimpiego, proveniente in parte dalla demolizione del vicino anfiteatro.

    il progetto originale prevedeva l’edificio aderente al corpo centrale ma, in corso d’opera, venne modificato e fu inserito l’atrio.
    Gli anni della costruzione, 390-430, fissati dagli studi archeometrici del 2000, corrispondono all’epoca di Galla Placidia, sorella dell’imperatore Onorio e madre di Valentiniano III.

    Viene rivalutata la tradizione di un sua committenza (Capella Reginae), riportata dalle antiche fonti medioevali milanesi.

  • MAUSOLEO O BATTISTERO?
    La pianta ottagonale dell’edificio e le scene sacre a mosaico a noi pervenute sono aderenti al testo di Sant’ Ambrogio, dettato per la costruzione del Battistero, visibile oggi sotto il Duomo, e pertanto furono considerate nel XX secolo prova sicura di un battistero, nonostante la mancanza di prove emerse dai documenti e dagli scavi.

    La pianta ottagonale (l’8 simbolo della resurrezione di Cristo) e l’iconografia (l’acqua simbolo della morte terrena e della rinascita in spirito) divennero tipici dei battisteri per volontà di Sant’Ambrogio che, come San Paolo, afferma il battesimo essere sia morte che resurrezione a immagine di Cristo.

    Ma il tema della morte terrena e della vita soprannaturale era svolto anche nella decorazione dei mausolei, e la sacralità del numero 8, sia pure con le spiegazioni più varie, già conosciuta dall’antichità classica.

    La stretta somiglianza poi con il mausoleo di Valentiniano II (che si trovava dove è oggi la chiesa di San Vittore al Corpo e noto da un disegno del 1570) rende più credibile l’ipotesi di un mausoleo imperiale.

  • L'ORIENTAMENTO DEL SOLE

    Come nel mausoleo romano di Tor de Schiavi (inizio IV sec.), nel costruire Sant’Aquilino fu studiato il percorso del sole in modo tale che, il giorno di Natale, i raggi entrino dalla finestra di Sud-Est, in corrispondenza del mosaico con il carro del Cristo-Sole, e poi scendano verso il pavimento, indicando forse la posizione del sarcofago imperiale.

    A partire dal IV secolo, il culto del Sole, Sol Invictus, divino compagno ispiratore dell’Imperatore, che tutto pervade e a tutto da luce, si era fuso con il culto del nuovo Sole dispensatore di vita, Gesù.

    E’ allora che il natale del Sole, solstizio d’inverno, ed il natale di Gesù cominciarono a coincidere.


UN SALTO NELLA STORIA

  • 1500 ANNI FA ENTRANDO IN SANT’AQUILINO
  • SANT’AQUILINO DOPO IL V SECOLO

Tab 1

Nell’atrio, al di sopra di una ricca decorazione in lastre marmoree, i mosaici rappresentavano forse la Gerusalemme Celeste: in basso, i Patriarchi delle tribù di Israele sullo sfondo di architetture, sopra, nelle pareti nord e sud, gli Apostoli sullo sfondo dorato e, nelle pareti est e ovest, i Martiri sullo sfondo del giardino del Paradiso. Di questi mosaici restano solo piccole parti.

Un bellissimo portale di marmo, smontato da un edificio del I sec. e adattato al vano, scorciando le estremità inferiori (si può vedere attraverso la grata nel pavimento) introduceva allora come oggi al sacello.

Anche qui l’opus sectile (lastre di pietre colorate) decorava la parte inferiore delle pareti, mentre i mosaici della cupola esaltavano Cristo, vincitore sulla morte, circondato da Apostoli e Profeti. Quanto rimaneva di queste decorazioni fu demolita nel ‘600, probabilmente sia perché in cattivo stato sia perché i temi sacri rappresentati non erano più vicini alla sensibilità religiosa della Controriforma, ma ci sono pervenuti attraverso gli schizzi di un viaggiatore inglese.

Restano i mosaici di due lunette. In quella di destra, un Cristo giovane e imberbe (secondo l’iconografia del IV secolo), seduto su una roccia, attende i giusti alla fine dei tempi, circondato dagli Apostoli. Ai loro piedi scorrono due corsi d’acqua, simboli del Paradiso, così come lo è lo sfondo dorato (primo esempio noto nell’arte occidentale).

Nella lunetta di sinistra, la quadriga di Cristo, il “vero Sole”, vittorioso sulla morte, rischiara la terra, un paesaggio che è in realtà l’Arcadia, tema tipico dell’arte funeraria romana e fatto proprio dai cristiani.

In alto, i matronei erano affrescati con motivi geometrici e inserti di animali.

Tab 2

Nei secoli successivi la struttura del Mausoleo rimase integra mentre la volta a botte dell’atrio fu ricostruita nell’XI secolo ad un livello più alto della precedente, probabilmente in seguito ad un crollo.

I primi documenti conosciuti risalgono alla fine del XI secolo per l’ottagono, quando viene ricordata come cappella intitolata a San Genesio e, per l’atrio, all’inizio del XII secolo, quando è cappella dedicata a Maria Addolorata.

Gli affreschi trecenteschi e dei secoli successivi, emersi con i restauri del XX secolo, testimoniano le trasformazione subite nel tempo.

Nel Cinquecento, si sviluppò il culto per Sant’Aquilino, la cui sepoltura era nella cappella di San Genesio. 

Nel 1581 San Carlo Borromeo fece sfondare una nicchia dell’ottagono per una nuova cappella dove porre la tomba: i lavori si conclusero solo nel secolo successivo quando il il corpo del Santo fu traslato sull’altare in un’urna in cristallo ed argento, su disegno di Carlo Garavaglia.

Nel 1936-43, furono demolite tutte le decorazioni cinque-seicentesche e riportati alla luce i resti dei mosaici e le decorazioni del V secolo, gli affreschi trecenteschi e quattrocenteschi.

 


GALLERIE FOTOGRAFICHE

  • IL PORTALE DI SANT'AQUILINO

    Il portale antico-romano che si trova fra l’ambiente d’ingresso e la Cappella di sant’Aquilino della Basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano è un manufatto spogliato da un altro monumento antico (ignoto), e qui riutilizzato al momento di costruire la basilica nel sec. IV d.C.

  • I MOSAICI PALEOCRISTIANI
  • L'ALTARE
  • IL SOFFITTO DELLE CAPPELLETTA DELL'ALTARE
  • LE FONDAMENTA
  • IL FONDAMENTO PALEOCRISTIANO E L'URNA DEL SANTO